Anche quest'anno la nostra Sezione ha voluto mettere alla prova tempra, resistenza e curiosità dei suoi soci in questo luogo di mistero e leggenda, come già nei mesi di maggio del 2009 e del 2017.
La partenza avviene da Finero (m 879), piccolo borgo tra la Valle Vigezzo e la Valle Cannobina, siamo in 22.
Dal piazzale della chiesa si scende per pochi minuti fino ad incontrare il sentiero S18 che parte a fianco alla Colonia di Finero (Casa vacanza Pio XII) dove una palina segnavia indica la mulattiera che risale a sinistra il vallone del Rio Creves.
Il sentiero entra subito in un bosco dove roveri secolari, castagni e terrazzamenti in pietra a secco raccontano l'antica relazione tra la comunità locale e questi versanti.
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Salendo, il rovere lascia spazio a un ambiente sorprendente: un vasto bosco di pino silvestre, il più grande della valle e uno dei più estesi dell’Ossola. La luce filtra tra i tronchi, il profumo resinoso accompagna il passo e a ogni apertura tra gli alberi si intravvede Finero che si allontana, mentre le cime del Parco Nazionale della Val Grande emergono all’orizzonte al di là della Valle.
Dopo meno di due ore di salita inframmezzata da brevi soste durante le quali Giuseppe, nostro bravissimo accompagnatore e profondo conoscitore di questi luoghi ci ha intrattenuti con racconti storici e informazioni paesaggistiche del territorio, siamo usciti dal bosco e l’Alpe Pluni (1454 m) è apparsa all’improvviso come un ampio terrazzo naturale, un balcone tra le due valli.
Le cascine in pietra, i prati aperti e la presenza di acqua fresca creano un’atmosfera accogliente. Una delle baite, restaurata nel 2002, funge da bivacco sempre aperto.
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Pluni è storicamente legata agli abitanti di Orasso, che qui salivano per l’alpeggio estivo fino a settembre. Il panorama è vasto: vediamo la Valle Vigezzo, le Centovalli, la Zeda, il Pedum, la Laurasca e le altre cime della Val Grande, ma soprattutto le imponenti Rocce del Gridone, pareti severe che dominano la scena imponendo dovuto rispetto.
A Pluni ci aspettano gli amici Angelo e Augusta che insieme a Renata, moglie di Giuseppe, gentilissimi ci rifocillano con pasticcini, tè e caffè.
Una foto dell'escursione del 2009 riprende Angelo che ci accoglie con il suono del corno, un gesto semplice che racconta calore e cordialità.
Lasciato l’alpeggio dopo una mezz'oretta di sosta, il sentiero (S18) prosegue verso sinistra nel bosco. Dapprima un traverso, poi una non breve e ripida salita fino alla cresta che scende dal Monte Torriggia portandoci alla nostra destinazione alle pendici del massiccio del Gridone.
La vegetazione cambia: compaiono cespugli di pino mugo, normalmente raro nel territorio, ma qui in quantità, larici contorti dal vento e tratti aperti. (La mugheta del Torriggia è considerata una delle più importanti del Piemonte).
Il terreno diventa più roccioso, è un continuo salire, scendere e contornare piccoli rilievi su un sentiero che a tratti diventa esile traccia sempre in costante esposizione su pendii e dirupi della valle sottostante.
La salita conduce alla conca detritica del Pian di Strii (1680 m) che finalmente appare dietro un ultimo costone alquanto impervio, dopo un'altra ora e mezza di cammino.
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Il luogo è dominato dalle Torri delle Streghe, guglie modellate da gelo e fulmini che conferiscono al paesaggio un carattere arcigno e selvaggio. Da qui la vista sulla Valle Cannobina è amplissima, si vedono alcuni paesi della valle: Gurro, Crealla e La Valle, frazione di Falmenta, che appaiono come piccoli balconi sospesi.
Il Pian di Strii è un luogo tra mito e realtà: il toponimo "Strii" significa "streghe" nel dialetto locale. Secondo le leggende, questa conca isolata era luogo di sabba e raduni notturni, un punto di incontro tra le streghe delle valli. Le forme delle rocce e l’isolamento del luogo hanno alimentato per secoli queste narrazioni. Ma il Pian di Strii non è solo leggende locali è anche un luogo di storie vere, storie di frontiera: qui passavano gli spalloni, uomini che di notte trasportavano merci tra Italia e Svizzera - caffè, tabacco, riso - rischiando la vita per integrare i magri guadagni dell’alpeggio. I racconti parlano di fatica, paura e reciproca solidarietà: memoria viva della montagna di confine.
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Una breve sosta per rifocillarci e recuperare energie mentre Renata ci racconta di storie antiche di questo luogo. (*)
Il meteo, favorevole per tutta la mattinata, sta cambiando: era nelle previsioni, ma anche nubi in arrivo e ripetute folate di vento freddo confermano e non presagiscono niente di buono.
Giungiamo di nuovo a Pluni, ripercorrendo più velocemente il sentiero di andata e dopo una mezzora inizia a piovere e si scatena un acquazzone. Ecco l'importanza del bivacco, tutti dentro al riparo nel ricovero a cantar canzoni di montagna e di amicizia.

Il temporale è breve e presto ritorna il sole. Scendiamo lungo la strada forestale in direzione di Creves, un poco più lunga, ma al riparo da probabili scivolate sui sassi ora bagnati della mulattiera di salita.
Poi un altro spettacolo ci aspetta: un gregge di centinaia di pecore proveniente da Pian di Sali ci occupa tutta la strada e noi divertiti ci accodiamo, nel mezzo ci sono asini e bianchi cani da pastore; alcuni Border Collie hanno un gran daffare per tenere le pecore unite.
L’escursione è stata un po' faticosa, a tratti difficile, ma appagante, in un territorio che parla con i suoi silenzi, un viaggio tra boschi rari, storia e memoria della Valle Cannobina.
Grazie Giuseppe per l'organizzazione e il tuo impegno di guida, grazie Angelo, Augusta e Renata per l'accoglienza.
Marcello
Finero - Alpe Pluni - Pian di Strii - Alpe Pluni - Finero (Creves)
Difficoltà: E Finero - Alpe Pluni; EE Alpe Pluni - Pian di Strii
Dislivello: m 950 - Lunghezza percorso: km 13 a/r - Tempo percorrenza: 6,5 h
Percorso: S18 e Strada Forestale Creves - Alpe Pluni
(*) A proposito del Piano delle Streghe ai piedi del Gridone, particolarmente vivace è la nota descrittiva di don Giovanni De Maurizi (1913) che riferisce: «Venerdì notte era il turno dei capi stregone della valle, che determinavano le modalità per l'adunanza generale che era sempre il sabato. La notte del sabato si radunavano per tanto al Pian di Strì tutte le streghe vigezzine, con non poche delle Centovalli e Valle Cannobina per il gran ballo in costume adamitico, bal di strì, che continuava sino al tocco della campana dell'Ave Maria del mattino ad Olgia».
L'aspetto selvaggio e le rocce inaccessibili del Monte Gridone hanno ispirato, oltre ai racconti sulle adunanze di streghe rimasti nella toponomastica, anche la figura leggendaria del Gridùn, uno dei cosiddetti Uomini Selvatici, con il corpo massiccio ricoperto di peli, unghie lunghe, corna ricurve, insomma un aspetto rude e decisamente poco curato.
Si narra che il suo nome derivi dalle fortissime grida che lancia contro gli uomini che si avvicinano troppo al suo territorio: urla terrificanti, talmente forti e potenti da fare cadere verso valle chiunque e qualunque cosa ne sia stata colpita (Piolini, 2000).
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