Tutti gli articoli

L’escursione nota come Anello di Croveo vanta recensioni quanto mai lusinghiere, del tipo paesaggio suggestivo, balcone dominante della Valle Antigorio, tuffo nella storia del popolo walser.
Ogni sezione CAI, prima o poi, non può esimersi dall’offrire ai propri iscritti una simile opportunità, ma difficilmente qualcuno eguaglierà la determinazione del CAI Verbano, che l’ha inserita nel programma annuale non una, ma ben tre volte, con il rischio di una ulteriore replica. La causa dei rimandi è sempre la stessa: condizioni meteo sfavorevoli.
Anche questa volta, il 5 ottobre, la giornata si era annunciata fin dall’alba con nubi plumbee, atmosfera fosca, aria grigia e pesante; poi aveva cominciato a piovere e l’acquerugiola ci aveva accompagnati fino a Croveo. Nel momento della decisione, al capo gruppo Franco in difficoltà è arrivato un insperato aiuto dal cielo, infatti ha smesso di piovere e si è evidenziato un accenno di schiarita. Questo è bastato a zittire la voce del diavoletto di turno, che proponeva di andare al Rifugio Crocette a mangiare la polenta e a ricompattare la comitiva, composta da una dozzina di persone, onde riprendere la retta via.

CAI Verbano - Croveo - Croveo, giro ad anello alla scoperta degli alpeggi toccando il lago di Agaro: Alpe Suzzo Basso CAI Verbano - Croveo - Croveo, giro ad anello alla scoperta degli alpeggi toccando il lago di Agaro: foto di gruppo all'Alpe Vargnana

Una mulattiera evidente e agevole ci ha condotti in breve agli alpeggi di Mollio basso e Mollio alto, un sentiero più erto ma ben segnalato a Suzzo basso, una scala rocciosa incisa nella bastionata a Suzzo alto, una traccia in alcuni punti resa scivolosa dall’acqua a Vergnana, avamposto alle propaggini del Gorio, che l’altro accompagnatore, Franco di Piedimulera, encomiabile nel fare gli onori di casa, ci ha invogliato a considerare come meta di una escursione futura.
L’intero percorso, che si snoda sulla sinistra orografica del torrente, offre un panorama a tutto raggio sulle montagne del Devero, sul fondovalle, su Baceno che … a noi è sfuggito!
In compenso abbiamo rivolto l’attenzione alle sue componenti storico – culturali: la fattura del sentiero, a tratti un’autentica scultura nella roccia, gli ampi terrazzamenti naturali plasmati dai ghiacciai, i nuclei rurali ancora resistenti ai venti e alle valanghe dopo decenni di incuria e di abbandono, con case e fienili dalla eccellente funzionalità e dall’armonica integrazione dei materiali da costruzione, la pietra e il legno. Abbiamo rivissuto nel ricordo frammenti di vita delle persone che per secoli hanno praticato questa via di collegamento tra il villaggio ora sommerso dall’invaso di Agaro e il paese, transitandovi da vivi nel fervore delle attività, adempimenti burocratici o mercati, ricorrenze religiose o feste, e da morti, dopo tanto faticare, per trovare riposo nel cimitero di Baceno.

CAI Verbano - Croveo - Croveo, giro ad anello alla scoperta degli alpeggi toccando il lago di Agaro: l'abitato di Croveo CAI Verbano - Croveo - Croveo, giro ad anello alla scoperta degli alpeggi toccando il lago di Agaro: scalinata scavata nella roccia scendendo da Pioda Calva

Ritornati sui nostri passi fino a Suzzo alto, abbiamo proseguito in direzione inversa rispetto alla salita e quando la possibilità di proseguire si è infranta contro un poderoso muraglione, abbiamo capito di essere arrivati al lago di Agaro. Poche parole con il guardiano della diga, freddo pure lui, una sosta per sgranocchiare qualcosa facendo onore a deliziosi biscottini, preparati … indovinate da chi? quindi il ritorno verso casa.
Individuato il punto più agevole per attraversare il rio Agaro, abbiamo raggiunto Pioda Calva, località dal fascino particolare, con ruderi e pascoli inselvatichiti ma ancora pervasi dall’eco delle vicende di famiglie e popoli che nei secoli sono comparsi e scomparsi.
L’itinerario si è chiuso nello stesso punto di partenza con una calata su Croveo, interessante per gli scorci panoramici che, a distanza ravvicinata, è stato possibile carpire alla nebbia.
E’ stata una escursione inconsueta, forse deludente riguardo alle aspettative, ma utile a scoprire l’altra faccia della montagna, che solitamente sfugge a chi la frequenta per diletto. Quella austera, esigente, dura, perigliosa, ben nota a chi ha sperimentato la fame per i miseri raccolti di segale e di patate o per un taglio di fieno andato perso, a chi ha convissuto con i disagi del gelo e della tormenta, a chi ha vegliato la notte con il terrore della valanga. Realtà e drammi da non dimenticare.

Maria

Le foto dell'escursione