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Dal Sacro Monte Calvario di Domodossola, attraverso Anzuno, Tappia, Sogno, Varchignòli, Boschetto, Noga, Villadossola.
Devo innanzitutto ringraziare Maurizio Bertolini del CAI di Villadossola che si è offerto con entusiasmo a farmi da guida per la necessaria ricognizione del percorso, eseguita il giorno antecedente la gita, e che ha saputo indicarmi con precisione ogni aspetto interessante dell'itinerario. Ciò si è rivelato fondamentale per la buona riuscita di questa camminata che oltre al semplice aspetto Il CAI Verbano in Ossola: visita al Sacro Monte Calvario a Domodossolaescursionistico ha offerto l'occasione per riscoprire la passata civiltà rurale montana ossolana e compiere un appassionante salto nella preistoria legata al megalitismo in Ossola.
Ci siamo trovati in quindici domenica mattina a Domodossola, all'inizio della larga mulattiera selciata che porta al Sacro Monte Calvario; non molti, però tutti stimolati a scoprire cosa ci avrebbe riservato questa giornata escursionistica, istruttiva ed esplorativa.
Il CAI Verbano in Ossola: nel parco tra le mura della fortezza sul Colle Mattarella al Sacro Monte CalvarioDue del gruppo sono appartenenti al CAI di Borgomanero.
Giunti al Sacro Monte Calvario, dichiarato dall'Unesco "patrimonio mondiale dell'umanità", luogo unico dove arte, fede, storia e natura si incontrano, abbiamo potuto ammirare le cappelle della Via Crucis con il loro prezioso contenuto di statue lignee e in terracotta, opere realizzate nel corso di 300 anni da parte di importanti architetti, scultori, intagliatori, plasticatori e pittori che si sono succeduti a partire della seconda metà del 1600. Segue un giro tra le mura del castello e tra i viottoli del parco dell'immediatamente soprastante cima del colle di Mattarella, per poi riprendere il cammino.
Dal Sacro Monte Calvario ci siamo diretti a Crossiggia da dove, con larga mulattiera immersa nel verde, saliamo ad Anzuno (seguendo l'itinerario A1).
Dal villaggio di Anzuno si gode una Il CAI Verbano in Ossola sulla Via dei Torchi e dei Mulini: il villaggio di Anzuno stupenda vista panoramica sulla valle del Toce e sulle montagne vicine. E' circondato da campi e vigne e tra le sue vecchie case c'è un forno per il pane ancora funzionante ed un grande torchio da uva. Ai bordi della frazione si trova l'Oratorio di S. Antonio di fine XVII secolo. Il toponimo Anzuno sembra riferirsi al fatto che la pestilenza di manzoniana memoria non abbia risparmiato alcun abitante del villaggio e a chi chiedeva notizie dei rimasti veniva risposto « 'nzün » (nessuno).
Nel frattempo scopriamo che una compagna di escursione, Rita Pastore, possiede una eccezionale competenza in geologia e archeologia e che aveva aderito alla nostra gita perché interessata alla parte con tema "preistorico". Il CAI Verbano in Ossola sulla Via dei Torchi e dei Mulini: antica macina in pietra in località MoliniCon la sua preparazione ed occhio attento e allenato, lungo il percorso ha spesso indirizzato la nostra attenzione su particolari che altrimenti sarebbero passati inosservati.
Da Anzuno una mulattiera ci porta in località Molini. Appena oltrepassato il ponte sul Rio d'Anzuno, sulla destra si scorgono due mulini per granaglie i cui edifici, con muri in pietra a secco e tetti in piode, sono posti a fianco del torrente che forniva la forza motrice per le grandi ruote in sasso ancora visibili all'interno. Poco distante dai mulini c'è un grande masso usato a suo tempo come cava di pietra ollare che mostra le incavature delle pentole asportate.
Ripresa la mulattiera dopo poco arriviamo alla Cappella dell'Oro, in posizione panoramica sul ciglio del vallone del Rio d'Anzuno. Fu eretta come atto di pacificazione tra le comunità rurali di Tappia e Vagna a conclusione di liti secolari per i diritti di pascolo e di utilizzo della legna nei boschi del vallone. Il toponimo "Oro" non è legato al metallo nobile, ma deriva del vocabolo dialettale "òr" col significato di "orlo, bordo".
Il CAI Verbano in Ossola sulla Via dei Torchi e dei Mulini: forno del pane a TappiaContinuando il percorso ecco Tappia, raggiunta passando dapprima vicino al vecchio cimitero dismesso che però ancora contiene alcune tombe.
Sostiamo un po' sul sagrato della chiesa parrocchiale di S. Zeno, degli inizi del '500.
S. Zeno, protettore delle acque, fu scelto dalla comunità a protezione dalle frequenti alluvioni che hanno sempre flagellato il territorio.
Il villaggio, il cui nome potrebbe provenire da tappa o tapa, che in dialetto indica i terrazzamenti ricavati sui versanti della montagna, è molto antico ed ancor prima dell'anno 1000 era già un abitato di rilevante importanza ad economia agricolo-pastorale. Si trovano, molto ben conservati, un antico forno comunitario per la cottura del pane, una macina per la spremitura delle noci per ricavarne il prezioso olio ed un torchio da uva.
Il CAI Verbano in Ossola sulla Via dei Torchi e dei Mulini: i portali trilitici dell'ingresso del 'Museo della civiltà contadina' a SognoDopo Tappia giungiamo all'alpeggio di Maianco inferiore e con alcuni saliscendi arriviamo al guado del Rio dell'Inferno che scende dalla Val Stramba; ancora una breve salita, un po' di falsopiano e raggiungiamo finalmente Sogno, luogo designato e sospirato per la sosta pranzo. Ci accomodiamo in un'area attrezzata per pic-nic che sembrava attenderci.
Il CAI Verbano in Ossola sulla Via dei Torchi e dei Mulini: architettura trilitica adottata anche per tutti i vani di ogni finestra delle baite a SognoSogno, un tempo abitato tutto l'anno, è forse la più antica frazione di Villadossola. Si trova alto sulla montagna e protetto da dirupi. Tutte le antiche case di pietra mostrano imponenti portali trilitici che rivelano l'antico insediamento risalente al XV secolo. La stessa architettura, massiccia, ma elegante e armoniosa, è adottata anche per tutti i vani di ogni finestra e finestrino delle baite. E' pure del XV secolo l'oratorio dedicato a San Giovanni Evangelista.
Il CAI Verbano in Ossola sulla Via dei Torchi e dei Mulini: particolare degli attrezzi esposti nel 'Museo della civiltà contadina' a SognoIn un edificio del XVI secolo, che è stato completamente restaurato e riportato al fascino di una volta grazie ad associazioni e consorzi locali, è custodito il "Museo della civiltà contadina", inaugurato nel 2007, che contiene la testimonianza del faticoso lavoro dell'alpigiano contadino, pastore e boscaiolo. Sono esposti, in un ordine perfetto, un gran numero di attrezzi nati dall'intelligenza e dall'esperienza acquisita da tradizioni secolari tramandate nel tempo, attrezzi ai quali era affidata la propria sopravvivenza. Presenti anche raffinati ricami, usciti dalle mani esperte delle donne, ai quali la sera, nei cascinali, veniva dedicato ogni momento avanzato dalla giornata di duro lavoro. E' tutto questo un importantissimo contributo all'indispensabile recupero delle non obliabili tradizioni e cultura d’un tempo il cui progetto ha trovato il convinto sostegno di numerose fondazioni ed associazioni ossolane.
Grazie al Sig. Felino Sarazzi, a cui si deve la realizzazione e la cura di questo prezioso museo, abbiamo potuto riscoprire utensili ormai persi nel tempo, le loro forme, i loro nomi nel linguaggio parlato dai loro originari costruttori, dialetti ormai dimenticati, tenuti in vita da pochi intelligenti cultori.
A Sogno abbiamo avuto anche la piacevole sorpresa di incontrare un gruppo del Club Alpino Italiano della sezione di Milano, Il CAI Verbano in Ossola sulla Via dei Torchi e dei Mulini: foto di gruppo a Sogno prima di riprendere il camminocondotto dal presidente onorario della sezione di Villadossola, Sergio Rossi, che affrontava il tragitto in senso contrario al nostro, avendo privilegiato inizialmente la visita a ciò che sarebbe stata la nostra finale escursionistica a "carattere preistorico".
Da Sogno, con breve percorso dapprima su mulattiera e poi su strada che corre parallela al vecchio sentiero in disuso tra terrazzamenti abbandonati e muretti di pietra, arriviamo all'insediamento rurale di Varchignòli.
Nei boschi vicini si riconoscono le antichissime costruzioni megalitiche (megas - grande e lithos - pietra) oggetto di studio da parte degli archeologi che, almeno per ora, non hanno prove documentate per risalire alla loro datazione. Sono terrazzamenti di forma quadrangolareIl CAI Verbano in Ossola sulla Via dei Torchi e dei Mulini: le grandi scale tra i terrazzamenti del complesso megalitico di Varchignòli costruiti con pietre di grandi dimensioni, realizzati con tecniche di muratura a secco, con camere artificiali, dotate anche di rudimentali sedili. Le scale che mettono in comunicazione i terrazzamenti sono costruite con grandi lastre di pietra infisse nei muri oppure su appoggi addossati alle pareti di sostegno dei terrazzamenti stessi. Poi fontanili, condotti di drenaggio in muratura ed elementi litici forati, propri della cultura della vite. Tutto ad indicare una notevole antropizzazione del territorio e gli enormi sforzi per il suo modellamento ad uso agricolo necessario per la sopravvivenza degli abitanti.
Stupiti da tutto quanto stavamo vedendo, tra il continuo salire e scendere da un terrazzamento all'altro, lo scoprire l'interno di un cunicolo di notevole profondità - curiosità pagata con più di una capocciataIl CAI Verbano in Ossola sulla Via dei Torchi e dei Mulini: l'ingresso di un lungo cunicolo di drenaggio nel complesso megalitico di Varchignòli - sono passate più di due ore senza che ci rendessimo conto del trascorrere del tempo. Tutto questo sempre con la preziosa e coinvolgente consulenza scientifica di Rita, entusiasta e instancabile.
Ad un certo punto, noi stakanovisti della preistoria, abbiamo dovuto dare uno stop alle esplorazioni, anche perché alcuni del gruppo, un po' stanchi dopo più di otto ore dalla partenza, si erano già avviati sulla strada del ritorno, attraverso Cà dei Conti per aspettarci al Circolo della frazione Boschetto sul percorso della "Strada Antronesca" (itinerario con segnavia C0).
Raggiunti gli amici al "Circolo Reduci e Famigliari Boschetto", posto di fronte all'oratorio dei SS. Antonio Abate e Giulio, ci siamo dissetati e un po' riposati.Il CAI Verbano in Ossola sulla Via dei Torchi e dei Mulini: la parete del Circolo del Boschetto con il dipinto di Dado Benzonelli di Villadossola che raffigura la preparazione della tradizionale 'polenta e sarach'
La parete esterna del Circolo è abbellita da un grande dipinto murale di Dado Benzonelli di Villadossola che raffigura la preparazione della tradizionale "polenta e sarach" (polenta e aringhe) che viene effettuata durante la festa del primo giorno di quaresima.
Ripartiti, dopo un breve tratto sulla strada provinciale, rientriamo nella mulattiera della Strada Antronesca in località "Cà dul negar", per arrivare all'abitato della Noga. Passiamo a fianco del sagrato della Chiesa della Beata Vergine del Rosario, del 1663, e in poco più di dieci minuti giungiamo a Villadossola, in Piazza IV Novembre, termine dell'escursione.
Raggiungiamo l'auto lasciata il mattino e mentre tutti gli autisti si trasferiscono a Domodossola per il recupero dei mezzi di trasporto rimanenti, il resto del gruppo ne approfitta per visitare l'antichissima Chiesa di Santa Maria Vergine Assunta, altrimenti detta Chiesa del Piaggio, del IX secolo.
Partiti alle 7.30 siamo di ritorno a Verbania alle 19. Giornata lunga e intensa, ma d'altronde, uno sguardo su qualche migliaio di anni di storia poteva forse essere più breve?