Da Bannio Anzino ci siamo inoltrati lungo la stretta strada asfaltata che risale la bassa Valle Olocchia. I sei chilometri che conducono all’imbocco della Val Baranca scorrono tra boschi fitti e scorci improvvisi sul torrente, fino al punto in cui il Fosso di Oreto si unisce all’Olocchia formando una cascata limpida e una pozza che già prometteva frescura per il rientro.
Lasciate le auto, abbiamo imboccato il sentiero che sale deciso nel bosco. Per oltre un’ora e mezza abbiamo camminato immersi in una vegetazione varia e rigogliosa: castagni antichi, faggi slanciati, maggiociondoli e aceri che punteggiano il sottobosco, seguiti più in alto dagli abeti e dai larici che annunciano l’arrivo delle quote superiori. Il sentiero, pur con qualche tratto più ripido, si è rivelato sempre piacevole e ben mantenuto.
Poco prima dell’Alpe Oreto il bosco si è aperto all’improvviso, regalando un primo panorama ampio e luminoso sulla Valle Olocchia e sulla Valle Anzasca, con il profilo delle cime che si stagliava netto nel cielo terso. Da qui la salita è diventata più dolce, accompagnandoci fino all’Alpe Selle (m 1824), un alpeggio curato e accogliente nei pressi del Colle di Baranca, dove le fontane offrivano acqua fresca e dissetante.
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All'alpe si incontra una cappelletta ricostruita dal Gruppo Alpini di Fobello sul luogo in cui sorgeva una preesistente struttura che era andata distrutta a causa di una valanga; è dedicata in ricordo dei Caduti della Prima Guerra Mondiale. Sul libro di vetta della cappella abbiamo lasciato la firma del nostro passaggio.
Accanto all’alpeggio si trovano i ruderi della Villa Lancia "Aprilia". Oggi restano solo alcune murature, ma la posizione dominante racconta ancora la storia della residenza estiva della famiglia Lancia agli inizi del Novecento. La villa fu luogo di villeggiatura e poi rifugio per i partigiani durante la guerra e via di fuga verso la Svizzera dopo l'armistizio; abbandonata nel dopoguerra, è lentamente tornata alla montagna, lasciando un fascino discreto e malinconico.
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Qui abbiamo scattato le foto del gruppo, quattordici escursionisti sorridenti sotto il sole.
Proseguendo poi per una decina di minuti verso il Colle d’Egua, abbiamo raggiunto un balcone prativo che si affaccia sulla Val Mastallone, la lunga valle che scende verso Fobello. Il luogo, silenzioso e aperto, è stato perfetto per la sosta del pranzo al sacco. Sotto il colle, il Lago di Baranca era circondato da un numeroso gregge di pecore, un migliaio, che animavano il paesaggio con il loro continuo movimento.
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Dopo la pausa siamo tornati al colle e ci siamo diretti al Rifugio Alpe Selle, anche questo splendida balconata sulla Val Mastallone. Il rifugio era animato da diversi altri escursionisti, molti saliti da Santa Maria di Fobello, che avevano scelto la giornata di bel tempo per godersi un po’ di fresco. Qui ci siamo concessi un caffè e una birra, gustati con la soddisfazione della salita ormai alle spalle.
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Prima di iniziare la discesa abbiamo scambiato una piacevole chiacchierata con il pastore del grande gregge. Uno dei suoi cani ci ha accolti festosamente, mentre i maremmani abruzzesi, bianchi e mimetizzati tra le pecore, vigilavano con attenzione. Un cucciolo, ai margini del gregge, ci osservava con un misto di curiosità e pacata indifferenza, quasi divertito dal nostro passaggio.
La discesa lungo il sentiero dell’andata è stata accompagnata dall’osservazione della flora e dal riconoscimento delle cime circostanti, con la luce del pomeriggio che filtrava tra i larici. Giunti alle auto, abbiamo mantenuto la promessa fatta al mattino: i piedi immersi nella pozza gelida formata dalla cascata dell’Olocchia, un ristoro immediato e piacevolissimo dopo la camminata.
La giornata si è conclusa a Bannio, con la doverosa sosta al bar per una bibita rinfrescante, momento conviviale che ha chiuso in bellezza un’escursione riuscita sotto ogni aspetto e ben condotta da Claudio e Camilla.
Marcello
Piè di Baranca - Alpe Selle
Difficoltà: E - Dislivello: m 630 - Lunghezza salita: km 3,5 - Tempo salita: 2 h
Percorso: B15







