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Siamo in 16 per la salita classica al Monte Basodino, montagna molto conosciuta e frequentata dagli alpinisti locali e svizzeri: “… il più conosciuto dei picchi intorno alla Frua…” proclamava l’illustre alpinista William A. Coolidge.
Dopo la notte passata al Rifugio Maria Luisa, alle 6 della domenica eccoci pronti per l’avventura, zaini in spalla con tutta l’attrezzatura necessaria. È l’alba, un dolce chiarore illumina i nostri passi, l’aria pungente ci sveglia completamente.

Il CAI Verbano al Basodino: il verde intenso della natura a Riale in Val Formazza il giorno prima dell'ascensione Il CAI Verbano al Basodino: si parte di buon'ora dal Rifugio Maria Luisa

Già dal rifugio individuiamo la nostra prima tappa: la bocchetta del Kastel, che si staglia nel cielo, ancora ammantata di neve. Ci mettiamo in cammino e attraversiamo magri pascoli riccamente punteggiati di fiori multicolori che catturano la nostra attenzione e dopo un’ora circa arriviamo al conoide che scende dalla bocchetta. Ci fermiamo per infilare i ramponi e l’imbrago, munirci di piccozza e così bardati iniziamo la salita che già da lontano si intuisce essere ripida e faticosa…e così è. La neve sotto i ramponi scricchiola, mentre quella che scende dal cielo danza intorno a noi in piccoli fiocchi.

Il CAI Verbano al Basodino: in fondo evidente la Bocchetta del Kastel, più a destra dietro le nuvole la meta Il CAI Verbano al Basodino: salita tra massi alla Bocchetta del Kastel

Procediamo alla spicciolata, ognuno con il suo passo. Mentre ci innalziamo verso il valico disegniamo ripidi tornanti sulla neve nella speranza che il tempo volga al bello… ma si fa sempre più buio! Gli ultimi metri sono veramente ripidi: finalmente siamo al passo e con piacere osserviamo che il cielo che ci aspetta dall’altra parte, verso la Svizzera, inizia a schiarirsi. Breve sosta per riprendere fiato e rifocillarci con bevande calde e barrette, ma la preoccupazione che il tempo possa peggiorare aleggia fra di noi.
Sempre con ai piedi i ramponi, proseguiamo il cammino scendendo sul versante svizzero e attraversando delle roccette: dimostriamo così di essere provetti equilibristi e, perché no, anche  versatili danzatori! Scendiamo ancora calpestando la neve e perdiamo in tutto circa una cinquantina di metri di quota (che poi dovremo recuperare…) e tocchiamo il ghiacciaio del Basodino, un tempo conosciuto come ghiacciaio di Carvegno.

Il CAI Verbano al Basodino: inizio ghiacciaio, si formano le cordate Il CAI Verbano al Basodino: in cordata sul ghiacciaio

Il colpo d’occhio su quell’immenso mare bianco infonde pace e serenità e toglie il respiro. Il silenzio è rotto solo dal nostro vocio intento a comporre le cordate. Procediamo in fila indiana, una cordata a debita distanza dall’altra, l’ultima è la nostra: che emozione vedere i nostri compagni di salita avanzare lentamente come puntolini in quel candido deserto! Il tempo nel frattempo ha deciso di premiarci regalandoci qualche raggio di sole, anche se una bianca nebbia accarezza le cime delle montagne.

Il CAI Verbano al Basodino: sulla parte finale il ghiacciaio diventa ripido Il CAI Verbano al Basodino: inizio della parte su roccia

Calibrando le nostre forze, avanziamo in silenzio sul ghiacciaio, sempre con passo cadenzato, poiché la fatica incomincia a farsi sentire. È il momento migliore per “staccare la spina”: siamo fuori dalla quotidianità con le sue ansie, le sue corse, le sue arrabbiature… ci godiamo questa tranquillità quasi paradisiaca. L’attraversata del ghiacciaio dura circa due ore, quando arriviamo alla base della cresta della vetta del Basodino per lo strappo finale. Lo spazio per toglierci i ramponi è esiguo, quindi ci mettiamo in fila aspettando il nostro turno: quando siamo tutti pronti, procediamo legati in cordata, ci arrampichiamo su rocce rotte sfruttando al massimo le forze rimaste… ma la nebbia cala sempre più insieme al nostro timore di non poter godere appieno del panorama mozzafiato che solo la vetta può regalare.

Il CAI Verbano al Basodino: quasi in cima, il sogno si avvera Il CAI Verbano al Basodino: vista dalla cima

È passato mezzogiorno quando l’agognata cima appare all’improvviso… che gioia, che soddisfazione! Siamo sulla vetta del Basodino! E per completare quel magico momento appare incastonata nella roccia una piccola effigie della Madonna! Ma la gioia è veramente completa solo quando, come per incanto, una folata di vento spazza via la nebbia svelando una vista da fiaba: le cime fanno da corona come la cornice di un quadro e là in basso, il lago Toggia, il lago di Morasco, il lago Kastel mostrano fieri le più pure sfumature dello smeraldo e del cobalto; là, in fondo a sinistra, le tinte più cupe del lago Nero e, dietro di noi, i laghetti svizzeri imprigionati nel ghiaccio.

Il CAI Verbano al Basodino: panorama sud-est dalla cima

La nostra fatica è super-premiata, lo spettacolo è unico e impagabile.
Breve pausa per fermare il tempo e lo spazio nella nostra memoria e in quella della macchina fotografica imprimendo immagini e sensazioni di questo infinito. Non vorremmo scendere subito, ma la discesa è lunga e non vogliamo farci sorprendere dal buio e trovarci, nostro malgrado, protagonisti involontari della “leggenda del ghiacciaio del Basodino” in cui si narra di anime inette condannate di notte a sciogliere con la punta di uno spillo il ghiaccio che l’indomani si ricreerà.

Il CAI Verbano al Basodino: laghetto glaciale color smeraldo Il CAI Verbano al Basodino: la Madonnina sulla cima e la cassetta con il libro di vetta

Quindi a malincuore ripartiamo, ma la gioia, la soddisfazione, le emozioni provate anche oggi non saranno dimenticate e come sempre saranno protagoniste dei nostri racconti di avventura sedimentandosi, come la roccia fa da millenni, nel profondo dei nostri cuori.

P.S. Un meritato ringraziamento va al CAI di Intra che ha organizzato il weekend alla perfezione dandoci l’opportunità di realizzare un sogno che da tempo avevamo nel cassetto, insieme ad un gruppo di alpinisti simpatici, preparati e molto solidali.
Un grazie particolare a Franco Rossi che ci ha incoraggiato a partecipare alla spedizione; al nostro capo- cordata, il baldo giovine Antonio che ci ha portati in vetta e a Gloria che nel tratto finale ci ha affiancati per trovare la via più semplice tra le rocce.

Donatella e Luciano

La galleria fotografica