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Programma:
sabato - h.6 partenza da Verbania, h. 12,20 arrivo a Erto e pranzo al sacco presso la Tenda della Pro Loco, h. 13,30 visita guidata alla diga, a Erto, al Centro visite del Parco Naturale delle Dolomiti Friulane, trasporto in navetta e pernottamento al Rifugio Pordenone.
Domenica con il gruppo del CAI di Portogruaro salita al bivacco Perugini ai piedi del Campanile.
Con il CAI Verbano e il CAI di Portogruaro alla diga del Vajont: la digaLa proposta escursionistica aveva essenzialmente due obiettivi: quello di visitare la diga del Vajont e di conoscere il Campanile di Val Montanaia con il CAI di Portogruaro.  Alla diga non si può andare in escursione, alla diga si deve andare in religioso silenzio a constatare di persona  di che cosa è capace l’ingegno dell’uomo (la diga infatti è ancora lì, capolavoro di ingegneria, perfetta e tuttora integra)  ed a quali conseguenze può portare l’indifferenza, l’avidità, l’irresponsabilità umana.
Per arrivare a destinazione  con un minimo di “preparazione” e grazie a Con il CAI Verbano e il CAI di Portogruaro alla diga del Vajont: vista sul paese di CassoCarmen che ce ne ha fatto dono, in pullman è stato proiettato il filmato sulla sciagura di Marco Paolini, realizzato per RAI 2 nel 1997 “Vajont ottobre 1963.Orazione civile”, la cui visione è terminata in prossimità di Longarone, proprio quando in lontananza, nell’intaglio della montagna, si è profilato il muraglione della diga, 265 metri di cemento grigio, agghiacciante nella sua agghiacciante realtà: un colpo di grazia alla commozione e alla rabbia  suscitata dalla visione del filmato, un pugno allo stomaco.Raggiungiamo Erto nuova da dove si ha la visione, in tutta la sua grande estensione, della frana del Monte Toc; il paese è stato costruito un po’ più a monte del vecchio nucleo, dove peraltro le vecchie case sono praticamente tutte ancora in piedi ma in cui è stato impedito, agli abitanti,  di tornare.  La Pro Loco ci ha messo a disposizione un accogliente tendone dove consumiamo velocemente il pranzo al sacco. Con il CAI Verbano e il CAI di Portogruaro alla diga del Vajont: l’immensa frana scesa dal monte Toc che ha coperto il lagoRitornando al bus percorriamo la strada principale, soffermandoci a curiosare dentro la bottega/studio di Mauro Corona, con opere lignee terminate, altre in preparazione o solo abbozzate, e molta materia prima ed attrezzi dentro e fuori. L’atmosfera che si avverte nel paese è strana,  quasi artificiale, spenta, addormentata, sensazione che si accentuerà più tardi quando attraverseremo Erto vecchia. Ci raggiunge Roberto, del CAI di Portogruaro che ci assisterà anche nella giornata successiva.
Con il CAI Verbano e il CAI di Portogruaro alla diga del Vajont: vista della vecchia strada, costruita all’inizio del 1900, inserita nella grande forra e la gola verso Longarone nella Valle del PiaveRitorniamo alla diga, oggi inserita nel Parco Naturale delle Dolomiti Friulane, il cui simbolo  è un’aquila reale vista di profilo,  dove, vicino alla chiesetta,  ci attendono le due guide del parco che, ai due gruppi, illustrano: la conformazione geologica della zona, la dinamica della frana,le ripetute avvisaglie, le dimensioni della stessa, le caratteristiche della diga a doppio arco e conducendoci poi sul camminamento, ora completamente ingabbiato. La visione della forra in cui è stata elevata la diga è impressionante, con le tracce della vecchia strada costruita all’inizio del 1900, poi andata in disuso con la costruzione della strada per la diga sul versante opposto la valle, con l’acqua che esce ancora copiosa dalla condotta/by-pass costruita in emergenza, prevedendo la caduta della frana e che si tuffa nel fiume sottostante incuneato in profondità nella gola. Appena sotto si intravvede l’abitato di Longarone.
Attraversata la diga, la guida ci mostra l’alta bastionata che sottostà al paese di Casso: non si potrebbe credere, se non ce ne fossero ancora i segni, che l’acqua abbia potuto  raggiungere quel paese. Con il CAI Verbano e il CAI di Portogruaro alla diga del Vajont: verso il Campanile di Val MontanaiaMa l’acqua è stata spostata da una frana di 260 milioni di metri cubi, la più grande mai registrata in epoca storica; l’onda sollevata si divise in due: una ad est si alzò sopra i paesi di Erto e Casso per oltre 250 metri, spazzando via alcune frazioni, l’altra, ad ovest, scavalcò la diga precipitando su Longarone.
Il gruppo è in religioso silenzio: guarda sgomento in alto, sopra la bastionata, il paese non si vede, è ancora nascosto dalla vegetazione, vi spunta solo la cima del campanile, il campanile di Casso.
La montagna, il Toc, mostra la sua ferita, bianca, grande, netta, accusatoria.
A piedi percorriamo l’immensa frana che ha coperto il lago, la natura l’ha velata con pudore di verde: vi crescono arbusti e fiori. Ora al campanile si è aggiunta la vista di tutto il paese di Casso: un nido in cima ad un alto bastione di roccia.
Con il CAI Verbano e il CAI di Portogruaro alla diga del Vajont: Erto vecchiaErto vecchia è molto bella: case costruite a schiera verso il sole, alte, in bianco calcare: finestre sbarrate o inesistenti, su stradine lastricate ed ora invase da erbe, praticamente disabitata. La percorriamo in silenzio, con discrezione, si avverte, tangibile, un senso di tristezza, di fuga, di abbandono, interrotto talvolta da un’esplosione di fiori a qualche finestra.
Presso la vecchia scuola è stato allestito con intelligenza un centro visite con ampia documentazione sulla zona, prima e dopo la frana; plastici del lago, testimonianze dei sopravvissuti, dei fallimenti della ricostruzione, della vergogna del muro eretto lugubre ed imponente per impedire alla gente, deportata subito dopo la sciagura, di tornare alle proprie case . Ne usciamo molto scossi, provati, tristi, commossi.
Riprendiamo il nostro bus per Cimolais, ci attende l’altra parte del programma, la conoscenza di un altro campanile.  Ci inoltriamo per la stretta e suggestiva val Cimoliana fino a dove ci attendono i pulmini che ci porteranno poco distanti dal Rifugio Pordenone. La sera si sta avvicinando, l’ombra si è ormai Con il CAI Verbano e il CAI di Portogruaro alla diga del Vajont: tra gli abeti il Campanile di Val Montanaiaimpossessata della valle, solo le cime gioiscono ancora alla luce del sole, esprimendosi in tutti i loro colori e forme esaltate dai verdi dei sottostanti boschi e intercalate da rivi e cascate.
La vallata è lunga e suggestiva, percorsa da un bel fiume; la strada, in parte bianca, attraversa zone rocciose, pascoli, boschi, sfasciumi e detriti portati dall’acqua giù dalle ripide forcelle. Il tragitto a piedi è veramente breve. Il rifugio ci riceve accogliente, curato, con simpatici gestori ed un’ottima cena.
Al mattino seguente ci raggiunge un bel gruppo di escursionisti del CAI di Portogruaro;  Stefano, il giovane, simpatico e dinamico presidente, ci dà il cordiale benvenuti; vengono formati i due previsti gruppi di escursionisti: uno per una vicina e facile forcella da cui si potrà vedere il Campanile di Val Montanaia e l’altro per il bivacco Perugini ai piedi del campanile stesso.
Il sentiero, dopo un breve tratto nel bosco, si fa ripido e ghiaioso: l’ambiente è severo, la sventagliate di guglie, vette, Con il CAI Verbano e il CAI di Portogruaro alla diga del Vajont: foto di gruppocatene è impressionante; fortunatamente siamo in ombra e il caldo non si fa ancora sentire. La giornata è bella, limpida, con una leggera brezza.
Il canale in cui è inserito il sentiero fa una curva ed ecco, dietro ad uno spuntone di roccia, appare improvvisamente lui, il campanile, o meglio, la cuspide del campanile, perché la parte inferiore è ancora nascosta dalla vegetazione: le macchine fotografiche lavorano instancabili, l’emozione c’è.
Il sentiero si raddrizza ulteriormente: si è combattuti tra la necessità di controllare il fiatone  e la voglia di guardare in alto a scoprire man mano lo svelarsi di tale meraviglia. Ed ecco che il pendio si addolcisce, da ghiaioso e ripido diviene erboso ed in leggera salita e ti ritrovi ai suoi piedi, a toccare lui, il Campanile di Val Montanaia  che è proprio lì, nella sua imponente bellezza: alto, elegante, altero, solitario, unico attore in un palcoscenico suggestivo e grandioso.Con il CAI Verbano e il CAI di Portogruaro alla diga del Vajont: il dono del CAI Verbano - Intra al CAI di Portogruaro quale ringraziamento per assistenza ed ospitalità Si raggiunge il bivacco Perugini: uno scatolone rosso collocato in mezzo alla verde spianata, proprio di fronte al campanile, nel palco presidenziale: ci accomodiamo tutti attorno, ai piedi del gigante buono a contemplarlo ammirati in ogni suo anfratto, ad attendere il suono della campana degli scalatori che raggiungono la cima, ad applaudire ad ogni scampanellata che raggiunge le orecchie della platea.  Che emozione! Che sensazioni di pochezza, di gratitudine verso il Creatore, di nullità davanti a tanta meraviglia, davanti a questo monolite che esplode solitario dal nulla, posto a sentinella dell’intera vallata, su cui sono passati tutti i grandi nomi dell’alpinismo mondiale.
Si scende rigenerati, breve sosta al rifugio e poi giù con i pulmini e le macchine al bus che ci attende.  Gli amici del CAI di Portogruaro ci riservano una succulenta sorpresa: una merenda a base di porchetta arrosto accompagnata da vini prelibati. E tanta cordialità, amicizia e buon umore e un arrivederci sulle nostre montagne.
Un grazie particolare a Stefano e a Roberto e tutti gli amici di Portogruaro per la conduzione del gruppo, la competenza, la dedizione e la pazienza.

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